Credito beni strumentali: le novità per gli investimenti 2023

20 Gennaio 2023


Il comma 423 dell’articolo 1 della Legge di Bilancio 2023 disciplina i termini di effettuazione degli investimenti ex art. 109 TUIR dei beni “prenotati” entro il 2022 per la fruizione del Credito d’imposta 2022 per investimenti in beni materiali 4.0. Più nel dettaglio, la disposizione in esame estende al 30 settembre 2023 l'orizzonte temporale della disciplina del Credito di imposta riconosciuta dall'articolo 1, comma 1057, della Legge di bilancio 2021 per gli investimenti aventi ad oggetto i beni materiali 4.0 ricompresi nell'allegato A annesso alla legge di bilancio 2017, in virtù della quale il Credito viene riconosciuto sino al 40%. Originariamente, l'agevolazione era riconosciuta a decorrere dal 1° gennaio 2022 e fino al 31 dicembre 2022, ovvero, a condizione che entro la data del 31 dicembre 2022 il relativo ordine risultasse accettato dal venditore e fosse avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20% del costo di acquisizione, entro il 30 giugno 2023, termine esteso dalla novella in esame al 30 settembre 2023. In assenza della proroga, i beni consegnati dal luglio a settembre 2023, sarebbero stati soggetti al dimezzamento delle aliquote.

Desta senz’altro perplessità la data da ultimo individuata (30 settembre 2023) per la “consegna” dei beni soggetti al regime 2022, in quanto nell’ambito degli emendamenti al disegno di Legge di Bilancio 2023 era stato inizialmente proposta la data del 31 dicembre; un semestre in più rispetto all’originaria scadenza del 30 giugno 2023 sarebbe stato maggiormente significativo.

La stessa deadline del 31 dicembre 2023 era prevista nel concomitante Decreto “Proroghe”. Nel Comunicato stampa del Consiglio dei Ministri n. 11 del 21 Dicembre 2022 è riportato che il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Giorgia Meloni, ha approvato un decreto-legge che introduce disposizioni urgenti in materia di termini legislativi. In particolare, il comunicato richiama che “In materia di credito d’imposta, considerate le difficoltà di approvvigionamento delle materie prime, si proroga al 31 dicembre 2023 il termine per la consegna dei beni strumentali materiali acquistati entro il 31 dicembre 2022, sempre a condizione che il relativo ordine risulti accettato dal venditore e che sia avvenuto il pagamento di un acconto non inferiore al 20% del corrispettivo pattuito.”

Significativo il commento del Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, dopo l'approvazione da parte del Consiglio dei ministri della norma: "È un segnale di attenzione doveroso per quelle imprese che stanno investendo e che potranno così accedere ad un credito d'imposta più elevato in un contesto internazionale profondamente mutato". Sul sito del Ministero si legge che la proroga "si è resa necessaria visto il mutato contesto internazionale che ha determinato un vincolo alla produzione: lo scoppio del conflitto in Ucraina che ha aggiunto alle già presenti tensioni sul mercato, dovute alla riorganizzazione delle catene globali del valore e dei flussi di commercio internazionale, nuove instabilità legate all'offerta, generate dalla riduzione delle importazioni di materie prime da Russia e Ucraina". 

Tuttavia, con un disorientante colpo di scena, nel Decreto “Proroghe” pubblicato in Gazzetta Ufficiale (Decreto-legge 29 dicembre 2022, n. 198) manca qualsivoglia disposizione in tal senso. Si ipotizza che tre mesi ulteriori per le consegne (ossia sino a dicembre 2023), con applicazione del Credito d’imposta 2022, possano essere previsti in sede di conversione in legge del Decreto “Proroghe”, tuttavia è evidente come le imprese siano state sottoposte ad informazioni fuorvianti nelle ultime settimane dello scorso anno, quando avrebbero dovuto conoscere con precisione cosa avrebbe implicato la “prenotazione” del regime incentivante 2022, con ordine e acconto almeno pari al 20% entro il 2022.

Nessuna proroga oltre al 30 giugno 2023, invece, è prevista per la consegna dei beni 4.0 immateriali, nonostante nel 2023 siano agevolati di 30 punti percentuali in meno rispetto al 2022 (ossia al 20% in luogo del previgente 50%), né per i beni ordinari (materiali e immateriali) che, dal 2023 non sono più agevolati.

Per maggiori informazioni su "Credito beni strumentali: le novità per gli investimenti 2023", contattaci.

Ne emerge un quadro incentivante particolarmente composito ed articolato in virtù della proliferazione di modifiche normative sul Credito d’imposta per investimenti in beni strumentali. Qui di seguito si rappresenta il flusso incentivante aggiornato, raffrontando le novità delle ultime manovre finanziarie, che è opportuno considerare per pianificare gli investimenti ottimizzando i benefici.


BENI MATERIALI

Legge di bilancio 2020

Legge di bilancio 2021

Legge di bilancio 2022

2020

(o 30/06/2021 con ordine e acconto almeno pari al 20% entro il 2020)

16/11/2020 e 2021

(o 31/12/2022 con ordine e acconto almeno pari al 20% entro il 2021)

2022

(o per beni 4.0 30/09/2023  / per beni ordinari 30/06/2023 con ordine e acconto almeno pari al 20% entro il 2022)

2023-2025

(o 30/06/2026 con ordine e acconto almeno pari al 20% entro il 2025)

4.0

(allegato A annesso alla Legge di bilancio 2017)

40% sino a 2,5 mln

20% da 2,5 a 10 mln

50% sino a 2,5 mln

30% da 2,5 a 10 mln

10% da 10 a 20 mln

40% sino a 2,5 mln

20% da 2,5 a 10 mln

10% da 10 a 20 mln

20% sino a 2,5 mln annui

10% da 2,5 a 10 mln annui

5% da 10 a 20 mln annui/ 50 mln per investimenti inclusi nel PNRR per transizione green

ORDINARI

(non 4.0)

6% sino a 2,5 mln

10% (15% lavoro agile) sino a 2 mln

6% sino a 2,5 mln

NO


BENI IMMATERIALI

(software)

Legge di bilancio 2020

Legge di bilancio 2021

Legge di bilancio 2022

2020

(o 30/06/2021 con ordine e acconto almeno pari al 20% entro il 2020)

16/11/2020 e 2021

(o per beni 4.0 30/06/2022 / per beni ordinari 31/12/2022 con ordine e acconto almeno pari al 20% entro il 2021)

2022

(o 30/06/2023 con ordine e acconto almeno pari al 20% entro il 2022)

2023

(o 30/06/2024 con ordine e acconto almeno pari al 20% entro il 2023)

2024

(o 30/06/2025 con ordine e acconto almeno pari al 20% entro il 2024)

2025

(o 30/06/2026 con ordine e acconto almeno pari al 20% entro il 2025)

4.0

(allegato B annesso alla Legge di bilancio 2017)

15% sino a 700.000 euro

20% sino a 1 mln

50% sino a 1 mln

20% sino a 1 mln

15% sino a 1 mln

10% sino a 1 mln

ORDINARI

(non 4.0)

NO

10% (15% lavoro agile) sino a 1 mln

6% sino a 1 mln

NO

NO

NO


Per completezza, si segnala che tale quadro potrebbe subire modifiche migliorative. Il Ministro delle Imprese e del Made in Italy Urso ha anticipato che il Governo presenterà già ad inizio 2023 un disegno legge di riforma degli incentivi a sostegno delle imprese, che coinvolgerà anche lo stesso Piano Transizione 4.0.

L’affinamento degli strumenti, precisa il Ministro, ”partirà dall’esperienza delle imprese e dai dati relativi al tiraggio di ciascun strumento del Piano”. Se così fosse, si intravedono spiragli anche per il rifinanziamento del Credito d’imposta Formazione 4.0 allo stato attuale conclusosi con le attività formative 2022, nonostante le speranze di una proroga scaturite dalla profonda revisione dello scorso maggio,  inopinatamente non pienamente operativa a causa dei ritardi delle norme attuative.

Secondo quanto rilevato da Il Sole 24 Ore (“Industria 4.0 ha trascinato la ripresa del Pil Italiano, ridimensionarlo è un errore”, 17 gennaio 2023), se confrontiamo il valore del consumo di macchine del quadriennio 2020-2023 (nonostante le difficoltà ingenti derivanti dalla pandemia) con quello del 2012-2015, si è verificata una crescita del 59%, a cui il Piano Transizione 4.0 ha significativamente contribuito. Inoltre, è altresì rilevante la ricaduta interna del Piano: circa 2/3 del consumo nazionale di nuove macchine è stato coperto da produttori italiani. Con tali risultati, si auspica che il Piano Transizione 4.0 sia fortemente rilanciato e reso strutturale, con regole chiare e ferme.


Inoltre, secondo quanto riferito dal Ministro Urso, sono in corso interlocuzioni con la Commissione UE per il "rifinanziamento, assolutamente necessario, del Piano". L'obiettivo, ha specificato, è “consentirci di utilizzare le risorse del PNRR anche dopo la scadenza del 31 dicembre” 2022, così da poter utilizzare queste risorse per gli stessi strumenti che erano stati programmati, in un tempo più lungo" mantenendo le stesse aliquote agevolative del 2022.


Non rimane che attendere la concretizzazione delle previsioni ministeriali, fermo restando che gioverebbe a tutti una incisiva tempestività decisionale: serve un contesto chiaro in cui le imprese possano programmare i propri investimenti.

Contattaci per maggiori informazioni