Liquidità: Decreto già in vigore

10 Aprile 2020

Lo scorso 6 Aprile è giunto il comunicato della Presidenza del Consiglio dei Ministri ad informare che il Consiglio ha approvato un Decreto Legge che introduce misure urgenti in materia di accesso al credito e rinvio di adempimenti per le imprese, nonché di poteri speciali nei settori di rilevanza strategica e di giustizia.

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Ideato per essere dedicato alla liquidità, è stato varato in versione “omnibus”, ossia come Decreto ricco di eterogenee norme, afferenti ad ambiti disparati, accomunate dal fine di fronteggiare l’emergenza contingente. Fino al 9 aprile, quando è risultato visionabile in Gazzetta Ufficiale (GU Serie Generale n. 94 dell’8 aprile 2020 - Decreto Legge 8 aprile 2020, n. 23), non vi era traccia ufficiale alcuna del Decreto a cui è affidato l’erculeo compito di sostenere l’economia italiana e di cui tutti hanno parlato. A ben vedere non è trascorsa che una manciata di giorni, ma in un periodo di concitato fermento come questo è apparsa come un’interminabile attesa.


Il Decreto interviene in sostegno alle imprese in difficoltà con misure specifiche su accesso al credito, sostegno alla liquidità, all’esportazione, all’internazionalizzazione e agli investimenti; misure per garantire la continuità delle aziende; rafforzamento dei poteri speciali nei settori di rilevanza strategica e degli obblighi di trasparenza in materia finanziaria; misure fiscali e contabili, disposizioni in materia di giustizia.


Tra i capitoli di maggior interesse, vi è l’accesso al credito, il sostegno alla liquidità, all’esportazione, all’internazionalizzazione e agli investimenti.

Il Decreto potenzia ulteriormente il Fondo di Garanzia per le PMI, che potrà garantire sino al 100%, aumentandone sia la dotazione finanziaria sia la capacità di generare liquidità anche per le aziende fino a 499 dipendenti ed i professionisti. È inoltre previsto un forte snellimento delle procedure burocratiche per accedere alle garanzie concesse dal Fondo.


Le misure adottate prevedono garanzie da parte dello Stato per un totale circa di 200 miliardi di euro, concesse attraverso la società SACE Simest, del gruppo Cassa Depositi e Prestiti, in favore di banche che effettuino finanziamenti alle imprese sotto qualsiasi forma.  In particolare, la garanzia coprirà tra il 70% e il 90% dell’importo finanziato, a seconda delle dimensioni dell’impresa, ed è subordinata a una serie di condizioni tra le quali l’impossibilità di distribuzione dei dividendi da parte dell’impresa beneficiaria (o delle imprese italiane del medesimo gruppo) nel corso del 2020, la gestione dei livelli occupazionali attraverso accordi sindacali e la necessaria destinazione del finanziamento per sostenere spese ad attività produttive localizzate in Italia. Per le piccole e medie imprese, ivi inclusi i lavoratori autonomi e i liberi professionisti titolari di partita IVA, sono riservati 30 miliardi e l’accesso alla garanzia rilasciata da SACE sarà subordinato alla condizione che le stesse abbiano esaurito la loro capacità di utilizzo del credito rilasciato dal Fondo Centrale di Garanzia.


Il Decreto enfatizza anche il sostegno pubblico all’esportazione, per migliorare l’incisività e tempestività dell’intervento statale. Viene introdotto un sistema di coassicurazione in base al quale gli impegni derivanti dall’attività assicurativa di SACE sono assunti dallo Stato per il 90% e dalla stessa società per il restante 10%, liberando in questo modo fino a ulteriori 200 miliardi di risorse da destinare al potenziamento dell’export.

Si interviene con norme urgenti per il rinvio di adempimenti fiscali e tributari da parte di lavoratori e imprese. In particolare, si prevede la sospensione dei versamenti di Iva, ritenute e contributi, in aggiunta a quanto già previsto con il Decreto Cura Italia.


Inoltre, in virtù dell’articolo 30 del DL 23/2020, il credito d’imposta al 50% per le spese di sanificazione degli ambienti di lavoro, introdotto dall’articolo 64 Decreto Cura Italia (DL 18/2020), viene esteso anche all’acquisto dei dispositivi di protezione individuale e altri dispositivi di sicurezza atti a proteggere i lavoratori dall’esposizione accidentale ad agenti biologici e a garantire la distanza di sicurezza interpersonale. Nelle intenzioni, pertanto, mascherine e occhiali, prodotti detergenti e disinfettanti, barriere che tengono le persone a distanza di sicurezza, potranno essere agevolati. Per i criteri e le modalità di applicazione e fruizione dell’incentivo occorre attendere l’adozione di un Decreto del Ministro dello Sviluppo Economico, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze.


Il capitolo centrale rimane quello dell’accesso al credito, ossia la pietra miliare del Decreto che ha infervorato gli animi dal 6 Aprile ad oggi. Le bozza di Decreto circolate in questi giorni sono state destinatarie del plauso condiviso in merito agli intenti perseguiti, anche alla luce degli oltre 400 miliardi mobilitati, che portano l'ammontare complessivo a 750 miliardi, se si tiene conto anche del Decreto Cura Italia. Preme sottolineare che non si tratta dello stanziamento, bensì dell’effetto leva stimato, considerando il credito che le banche dovrebbero concedere a imprese grandi, medie e piccole con alle spalle SACE e Fondo di Garanzia per le PMI, in aggiunta alle garanzie staccate sui crediti destinati all'export. "Una potenza di fuoco notevole. Non ricordo cifre simili nella storia della nostra Repubblica", ha dichiarato Giuseppe Conte a margine del Consiglio dei Ministri che ha visto la gestazione del Decreto.


Al contempo, non hanno tardato le perplessità del mondo bancario ed imprenditoriale sulle modalità ivi previste per salvare l’economia italiana. Sorvolando temporaneamente sul nodo delle risorse a copertura, è stata criticata l’articolata complessità delle norme e la loro variabilità applicativa (con automatismi solo per prestiti sino a 25.000 euro), la duplicità della governance degli strumenti affidata a Fondo di garanzia PMI e SACE (Cdp), la possibilità di ottenere garanzie al 100% solo per casistiche limitate (per i prestiti fino a 25.000 euro, e, con l’integrazione dei Confidi, per quelli per le PMI fino a 800.000 euro – scelta motivata dall’esigenza di evitare prestiti incondizionati senza un’adeguata sorveglianza). E’ stata osteggiata, altresì, la rigidità delle condizioni imposte ai beneficiari delle misure, tra cui anche la durata limitata dei finanziamenti garantiti. Il punto cruciale che ha destato preoccupazione è l’incertezza sulle effettive tempistiche attuative, anche in virtù della necessità di un placet europeo. Come riportato in una nota congiunta di ABI e dei sindacati del credito del 7 Aprile è ribadito che "Alcune delle importantissime misure a sostegno delle imprese adottate con il Decreto Liquidità prima di essere applicate richiedono anche l'assenso dell'Unione Europea: auspichiamo che tale processo si esaurisca nel minor tempo possibile". Alcune delle misure del Decreto pubblicato in Gazzetta ufficiale nella notte tra l’8 ed il 9 aprile, sono tutt’ora sub judice, condizionando l’efficacia di alcuni dei capisaldi del Decreto. Le norme ivi contenute richiamano, infatti, esplicitamente la necessità del conseguimento di autorizzazioni comunitarie.


Nell’attuale contingenza è da tutti atteso un riscontro tempestivo, che i Ministeri coinvolti confidano possa concludersi in pochi giorni, anche alla luce dei più recenti sviluppi relativi al Temporary Framework degli aiuti, introdotto per far fronte all’emergenza sanitaria.

Oltre all’imbrigliamento comunitario, il Decreto reca specifici lacci e lacciuoli interni. A mero titolo esemplificativo, basti pensare che, all’articolo 1, comma 7, per le imprese più grandi, occorrerà anche un’apposita decisione con Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze, sentito lo Sviluppo economico, che valuti il carattere strategico dell’azienda candidata. All’articolo 2, per quanto concerne il versante dell’export, si fa invece riferimento alla necessità di stipulare una Convenzione decennale tra il Ministero dell’Economia e delle Finanze e SACE, da approvare con delibera del CIPE, su proposta del Ministero dell’Economia e Ministero degli affari Esteri e a un nuovo Comitato per il sostegno finanziario pubblico all’esportazione che dovrà deliberare il piano di attività.


Il Ministro dell’Economia e delle Finanze, Roberto Gualtieri, in un’intervista a Il Sole 24 Ore (9 Aprile), difende a spada tratta il Decreto liquidità, come “una sequenza di misure che non ha precedenti nella storia italiana e che sono tra le più ambiziose a livello europeo.” Da Gualtieri la rassicurazione fondamentale: «I 400 miliardi di finanziamenti alle imprese arriveranno subito». Il Ministro, sostenendo la semplicità dei protocolli e delle modulistiche, così come dei criteri per l’accesso alle garanzie, ha indicato che il “Decreto sulle garanzie per i prestiti alle imprese è auto applicativo e non richiede provvedimenti di attuazione o altre lungaggini burocratiche”, così che tutti i 400 miliardi sono già attivabili da quest’anno. Il Ministro ha ribadito che le banche possono da subito avviare le loro istruttorie sulle pratiche di credito.


L’ABI, con lettera circolare diffusa il 9 Aprile, a poche ore dalla pubblicazione in Gazzetta, ha fornito subito alle banche una tempestiva informazione del Decreto Liquidità, richiamando la massima attenzione e l’immediato impegno attuativo degli Associati, vista l’estrema necessità e urgenza di dare immediata applicazione da parte delle banche del Decreto.


Nell’attesa di conoscere i reali tempi di concretizzazione della fragorosa “potenza di fuoco” attivata dalla decretazione d’urgenza, uno dei nodi salienti dovrebbe essere sciolto. Il mosaico degli interventi votati al salvataggio dell’economia si arricchirà, infatti, nei prossimi giorni (subito dopo Pasqua) di un ulteriore Decreto, il cosiddetto “Decreto di aprile”, che provvederà ad un nuovo ingente stanziamento, stimato attorno ai 30 miliardi di euro.

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