Retrofit e revamping, l'arma in più per evitare l'obsolescenza tecnologica dei macchinari

di Franco Canna

16 Luglio 2021

Contenuto: GUEST POST
Servizio: Finanza agevolata

Quando a inizio 2016 l'indagine sul parco macchine utensili realizzata da Ucimu – Sistemi per Produrre rivelò che l'età media dei macchinari installati nelle fabbriche italiane al 31/12/2014 era di quasi 13 anni, fu chiaro a tutti che occorreva prevedere degli incentivi che consentissero al sistema manifatturiero italiano di ammodernare le proprie strutture produttive. 
Proprio in quel periodo entrava in vigore per la prima volta il superammortamento, introdotto dalla Legge di Stabilità per il 2016: l'incentivo consentiva di maggiorare, ai fini del calcolo delle imposte, gli ammortamenti del 40% garantendo di fatto un vantaggio fiscale dell'11% (allora l'IRES era pari al 27,5%). 
La formula di questo incentivo, che per quell'anno si estendeva a tutti i beni strumentali, autovetture comprese, fu un riuscitissimo esperimento di incentivo automatico, senza bandi, sportelli e burocrazia. E così, quando a settembre 2016 nacque il piano Industria 4.0, fu normale pensare alla stessa formula anche per incentivare, con un'aliquota ancora più invitante, l'acquisto di macchinari conformi al paradigma 4.0.
Già allora però i rappresentanti degli industriali si affrettarono a spiegare che mentre il superammortamento aveva lo scopo di permettere alle aziende di "svecchiare" il parco macchine, l'iperammortamento era riservato a quelle aziende più mature che volessero fare il grande passo verso la digitalizzazione dei sistemi produttivi. 
Come sono andate le cose?

La fabbrica diventa più automatizzata

Facciamo allora un salto in avanti di qualche anno e arriviamo ai giorni nostri, nell'estate 2021. A cinque anni di distanza dalla precedente rilevazione arriva la nuova edizione dell'indagine di Ucimu – Sistemi per Produrre, riferita stavolta al parco macchine installate al 31/12/2019. Un'analisi interessante perché da fine 2014 a fine 2019 sono trascorsi cinque anni dei quali quattro con il superammortamento (2016-2019) e tre con l'iperammortamento (2017-2019). Incentivi che mostrano, come vedremo adesso, i loro primi effetti. 
Ed eccoli i numeri. L'età media delle macchine risulta (naturalmente) cresciuta, di un anno e nove mesi, passando dai 12 anni e 8 mesi del 2014 ai 14 anni e 5 mesi del 2019. Ma questo numero è solo la copertina di un libro ricco di informazioni interessanti. 
Intanto, per esempio, cresce la quota di macchine con età inferiore ai 5 anni, il 16,1% del totale contro il 13,1% della rilevazione precedente. 
Il parco macchine risulta poi mediamente più avanzato (le macchine a controllo numerico sono oltre la metà del parco installato, mentre nel 2014 non arrivavano a un terzo del totale). 
Ancora, cresce il grado di automazione e integrazione degli impianti sia a livello di macchina sia di linea sia di fabbrica.

Una macchina vecchia non è necessariamente una "zavorra" tecnologica

C'è però anche un altro dato che fa riflettere: quasi la metà delle macchine installate ha oltre vent’anni di vita alle spalle. Come si spiega l'interesse alle novità tecnologiche (incentivate) e il contemporaneo "affetto" verso le vecchie glorie? 
Quello che è successo nel periodo 2014-2019 è in realtà molto semplice: le aziende hanno acquistato nuove macchine prevalentemente per attivare nuove linee, ma in linea di massima si sono ben guardate dal rottamare quelle esistenti che continuano evidentemente a fare il loro lavoro, soprattutto quando si tratta di processi di asportazione e deformazione (sono queste le macchine con l'età media più avanzata). Certo, lo fanno magari con un po' di fatica in più, consumando più energia e usurando più utensili, richiedendo continue manutenzioni e regolazioni e spesso senza essere integrate con la parte "moderna" della fabbrica. 
Le aziende però oggi hanno a disposizione diversi strumenti per far sì che queste macchine meno giovani non diventino una zavorra. 
La prima opportunità è, ovviamente, la sostituzione delle macchine più vetuste. Ricordiamo che nel 2022 il credito d'imposta per l'acquisto dei beni strumentali 4.0 è pari al 50% per investimenti fino a 2,5 milioni di euro: un'occasione che non si ripresenterà facilmente in futuro (basti pensare che già nel 2022 l'aliquota più alta tornerà al 40%).
Un'altra opportunità, a beneficio soprattutto delle aziende più avanzate che hanno già fatto un investimento recente in un macchinario 4.0 e vogliono sostituirlo con le tecnologie di ultimo grido oppure con uno dotato di maggiori capacità, è la possibilità di optare per la sostituzione della macchina con una di livello tecnologico pari o superiore senza cadere nel meccanismo del "recapture" (cioè senza dover restituire l'incentivo fruito, laddove il piano di ammortamento non sia ancora terminato).
Infine, tornando a chi invece non vuole rottamare o svendere macchinari che funzionano ancora, l'attuale normativa consente alle aziende di fare operazioni di retrofit o revamping, portando quelle macchine a un importante miglioramento produttivo e ambientale.
Il revamping può essere fatto o sfruttando il semplice credito d'imposta per l'acquisto dei beni strumentali, oggi al 10%, oppure trasformando quelle vecchie macchine, facendo uno sforzo in più, in macchine 4.0 e accedendo così alla maggiore aliquota del credito d'imposta al 50% per tutta la parte di nuovi dispositivi necessari alla trasformazione.

Revamping o interconnessione tardiva?

Vale qui la pena soffermarsi su un quesito affrontato in una recente risposta ad interpello dell'Agenzia delle Entrate (la n. 394 dell’8 giugno 2021).
Come è noto, la celeberrima circolare 4E del 30 marzo 2017, elaborata congiuntamente dall'Agenzia delle Entrarte e dal Ministero dello Sviluppo Economico, ha specificato che è sempre possibile acquistare un bene "4.0" e interconnetterlo in un secondo momento. 
Ci sono diverse ragioni per cui le aziende possono trovarsi in un caso del genere. Si può, per esempio, procedere all'acquisto di una macchina avanzata, ma iniziare a usarla in un primo momento senza la parte legata all'interconnessione perché magari i sistemi gestionali non sono ancora stati adeguati. Oppure si prende una macchina che non si sa ancora utilizzare in tutte le sue potenzialità e la si mette in funzione solo dopo aver dotato i tecnici della necessaria formazione.
In tutti questi casi, l'azienda inizierà temporaneamente a fruire dell'incentivo per l'acquisto il bene strumentale non 4.0, passando poi al maggior beneficio previsto dalla normativa per i beni 4.0 quando avverrà l'interconnessione.
Il quesito posto nell'interpello all'Agenzia delle Entrate verte proprio su questo punto. Semplificando e riassumendo i contenuti della risposta 394, l'azienda che ha proposto il quesito aveva acquisito dei carrelli elevatori negli anni dal 2017 in poi e solo oggi intenderebbe procedere all'interconnessione mediante l’acquisto di un'apparecchiatura, con il relativo software, che consentirebbe appunto il collegamento dei carrelli ai sistemi gestionali.
La risposta dell'Agenzia, corredata del parere dei tecnici del Ministero dello Sviluppo Economico, spiega che la filosofia che ha ispirato la possibilità di operare l'interconnessione successiva è consentire all’acquirente “di potersi dotare o di poter adeguare i sistemi informatici ai quali il bene (già dotato delle caratteristiche tecniche al momento del suo primo utilizzo) dovrà interconnettersi”.
Dunque – è la logica illustrata – deve trattarsi di un bene che, dal punto di vista delle caratteristiche merceologiche e del rispetto delle condizioni e requisiti previsti dalla normativa, sia nativamente idoneo all’interconnessione sin dal momento dell’acquisto, e che questa operazione sia eseguita in un secondo momento solo per adeguare l’infrastruttura a cui il bene andrà collegato.
In questo caso – spiega la risposta 394 – siamo invece davanti a un intervento che consiste in un "adeguamento" non soltanto dell'infrastruttura, ma anche del macchinario, ricadendo quindi nella fattispecie del revamping o ammodernamento del macchinario. L'azienda cioè avrà sì diritto agli incentivi al 50%, ma solo per le componenti nuove e non anche per il costo di acquisto originario del macchinario, che resta agevolato come bene strumentale "semplice".

Scritto da

Franco Canna

Giornalista professionista, da vent'anni mi occupo di tecnologie con un focus specifico sull'industria manifatturiera. Nel 2016 ho fondato Innovation Post, giornale che si occupa di politiche e tecnologie per l'industria, di cui oggi sono direttore responsabile, con focus sui temi tecnologici e fiscali dell'industria 4.0. Sono membro del consiglio direttivo di ANIPLA, l'Associazione Nazionale Italiana Per l'Automazione.

Articoli Correlati

Con riferimento a tali crediti agevolativi, non opera il divieto di compensazione a fronte di debiti di ammontare superiore a 1.500 euro, iscritti a ruolo per imposte erariali e relativi accessori, e per i quali è scaduto il termine di pagamento.
E’ stato Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto-legge "Sostegni-bis" con misure urgenti connesse all’emergenza da COVID-19 per le imprese, il lavoro, i giovani, la salute e i servizi territoriali. Il dl "Sostegni-bis" ha una dotazione di circa 40 miliardi di euro, di cui 17 miliardi riservati alle imprese.
Il PNRR rappresenta un’opportunità imperdibile di sviluppo, investimenti e riforme il cui scopo è quello di riprendere un percorso di crescita economica sostenibile e duraturo rimuovendo gli ostacoli che hanno bloccato la crescita italiana negli ultimi decenni.
Il credito d’imposta per ricerca, sviluppo, innovazione e design resta uno strumento strategico per far tornare a crescere la nostra economia, anche se finora l’efficacia della misura è risultata scarsa.

Contattaci per maggiori informazioni