PNRR: approvato il decreto del MEF per l’attuazione finanziaria del piano

30 Settembre 2021

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Il Ministero dell’Economia e delle Finanze, Mef, lo scorso 6 agosto, ha emanato un decreto recante l’assegnazione delle risorse del PNRR in favore di ciascuna Amministrazione titolare degli interventi. Con il Piano Nazionale Ripresa e Resilienza, lo ricordiamo, l’Italia ha predisposto un ambizioso progetto di riforme diviso in sei missioni.

Il provvedimento, pubblicato il 24 settembre in Gazzetta ufficiale, innesca il processo di attuazione finanziaria del Recovery Plan e ripartisce i 191,5 miliardi del PNRR in 256 capitoli di spesa totali tra investimenti e subinvestimenti ripartiti tra 23 amministrazioni centrali e in 526 obiettivi da centrare, da oggi al 30 giugno 2026.

Nello specifico le risorse saranno impiegate per:

  • nuovi progetti (124,5 miliardi);
  • progetti in essere (51,4 miliardi);
  • progetti finanziati dal fondo sviluppo e coesione (15,6 miliardi).

Il decreto del Mef si compone di due allegati che ora andremo ad analizzare.

Il primo allegato è la Tabella A denominata “PNRR – Quadro finanziario per Amministrazioni titolari”. Si tratta della vera e propria suddivisione delle risorse finanziarie previste per l’attuazione degli interventi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e della loro assegnazione alle singole Amministrazioni titolari degli interventi.

Come emerge dall’analisi della tabella, la maggior parte delle risorse stanziate dallo strumento saranno assorbite dal ministero delle Infrastrutture e Mobilità Sostenibili (Mims), con 39,7 miliardi complessivi, seguito da vicino da quello della Transizione ecologica con 34,7 miliardi. 18 miliardi sono stati assegnati al ministro dello Sviluppo, mentre a quello dell'Innovazione tecnologica spetteranno 12,8 miliardi. Ingenti anche gli investimenti a disposizione del ministero della Salute, che avrà a disposizione 15,6 miliardi e all'Istruzione con 17,6 miliardi, a cui si aggiungono i quasi 12 miliardi per l'Università e ricerca. Al Mef invece sono destinati solo 340 milioni.

Il secondo allegato del decreto è la Tabella B “Contributi finanziari e ripartizione arte semestrali” che spiega il funzionamento del rilascio delle rate di rimborso e anche gli importi delle singole rate semestrali.

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Le risorse menzionate ovviamente non sono però immediatamente a disposizione dei ministeri, alla fine di ogni semestre infatti è prevista la richiesta a Bruxelles di una rata di rimborso che sarà condizionata al raggiungimento di «obiettivi» (target nei regolamenti Ue) o «traguardi» fissati per ogni tappa. Per questo il decreto stabilisce anche che i singoli ministeri avranno la responsabilità di monitorare l'avanzamento dei progetti e di inviare tutti i dati alla piattaforma di monitoraggio della Ragioneria dello Stato.

La Commissione europea lo scorso agosto ha erogato, come prima tranche, all’Italia un prefinanziamento per un importo di 24,9 miliardi di euro, pari al 13% dei 191,5 miliardi stanziati a favore del paese. I 24,9 miliardi di euro sono composti per 8,957 miliardi da aiuti a fondo perduto e per 15,937 miliardi da prestiti. I pagamenti del rimanente 87% saranno versati in base al completamento dei target fissati.

Il governo italiano ha ben chiaro come intende utilizzare i fondi di prefinanziamento ottenuti lo scorso agosto. Per la maggior parte si tratta di riforme o di interventi già in corso d’opera. I progetti del 2021 sono 105 tra i quali ricordiamo due di particolare interesse per le imprese ed entrambi appartenenti alla Missione 1:

  • 1,7 miliardi per gli incentivi fiscali del piano Transizione 4.0. Questi 1.7 miliardi sono in realtà una quota di un pacchetto complessivo di 13,4 miliardi (cui si aggiungono le risorse del FC) (IN CORSO)
  • 1,2 miliardi: rifinanziamento del fondo Simest per gli aiuti alle aziende italiane sui mercati stranieri (IN CORSO perché il meccanismo è già attivo con la legge 394/1981)

L'Italia punta quindi alla richiesta della prima rata da 24 miliardi di euro, che dovrebbe arrivare entro fine anno, ma per poterla ottenere dovranno essere raggiunte dalle singole amministrazioni i traguardi indicati per il 31 dicembre.

Arrivano però buone notizie dalla relazione presentata il 23 settembre al Consiglio dei ministri dal sottosegretario alla presidenza del consiglio, Roberto Garofoli, e dal ministro dell’Economia, Daniele Franco. Il documento evidenzia che dei 51 obiettivi e traguardi del Pnrr da raggiungere entro fine anno 13 sono già stati conseguiti: cinque investimenti (pari al 21% del totale) e otto riforme (pari al 30% del totale).

Il lavoro di attuazione è stato quindi avviato ma occorre, come ribadito anche dal Presidente Draghi, che i ministeri rispettino gli impegni e mettano a punto: ”un preciso piano di adozione delle riforme e di compiuta realizzazione degli interventi da attuare entro il 31 dicembre 2021, in modo da consentire un costante monitoraggio delle specifiche tappe da rispettare”.

Ricordiamo che per attuare il Piano nazionale di ripresa e resilienza, che contiene gli impegni assunti dall’Italia in cambio dei fondi stanziati il nostro Paese dovrebbe varare qualcosa come 528 provvedimenti entro il 2026 quindi…avanti tutta!!

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